Libri in corso (febbraio 2020)

Nell’ultimo mese ho letto velocemente (ma non superficialmente) il bel saggio di storia della scienza di Donald O’Shea, dal titolo “La congettura di Poincaré” che stazionava da alcuni anni nelle mensole dell’appartamento di Pinarella. La dimostrazione finalmente prodotta dal matematico russo Grigori Perelman nel 2003 ha fornito all’autore l’occasione per una rassegna dei progressi della geometria, da Euclide fino a Gauss e a Poincaré, con un particolare affondo nelle vicende della scuola di Gottingen, che fu una capitale mondiale della matematica negli anni decisivi di fine Ottocento in cui presero corpo le geometrie non euclidee. Questo saggio divulgativo è comunque abbastanza tecnico da risvegliare i ricordi degli esami universitari di analisi matematica o di meccanica razionale e stende uno sguardo unificatore fra i progressi della matematica e quelli della cosmologia contemporanea, la quale gioca coi modelli d’universo ispirati alle varietà n-dimensionali, senza poterli verificare del tutto nella vastità della natura.

Nel quarto d’ora del mattino sto leggendo con gusto il bel saggio di Ed YongI contain multitudes” che svela un mondo (per me) nuovo: le complesse relazioni intrattenute dai microorganismi con gli animali che li ospitano, la coevoluzione delle specie che si condizionano a vicenda, sfruttandosi reciprocamente nei modi più incredibili, al punto da condizionare alla radice l’identità di ciascuna specie (la definizione stessa di specie). Di questo libro ne ho letto finora un centinaio di pagine nella prima edizione in lingua inglese hardocover. Credo che mi accompagnerà fino a pasqua, in piccole dosi.

Di sera (prima di dormire) ho lasciato sospeso il romanzo di Kalman Stefansson sui pescatori islandesi per leggere invece il vivace saggio che Vittorio Emiliani ha dedicato alla città di Roma, definita “capitale malamata“. E’ una storia delle vicende di Roma capitale dal risorgimento ai giorni nostri, con l’occhio rivolto ai disastri urbanistici perpetrati un po’ da tutti in centocinquant’anni di storia. Ne esce assolto solo il sindaco Nathan, mazziniano inviso al clero, che a Roma riuscì a dettare regole europee di Civiltà per un decennio, all’inizio del Novecento.

Avendo intenzione di leggere finalmente una raccolta di saggi che ho comprato ormai da anni e che da anni mi osservano dagli scaffali dell’appartamento di Pinarella, ho cominciato Il libro degli universi di John D. Barrow, fisico teorico dedito alla divulgazione discorsiva di concetti astrusi. Ricordo quando lo incontrai a Bologna e a Roma mentre ero studente di Fisica, entrambe le volte nel 1989: aveva un’aria molto british e non sospettavo che fosse sulla soglia di una carriere di divulgatore di successo. Il suo libro degli universi l’ho scelto fra gli altri per seguire le tracce della congettura di Poincaré.

Per accompagnare le ricerche che sto facendo sulle distillerie di alcool assoluto negli anni dell’autarchia, ho preso dagli scaffali di mia mamma Canale Mussolini di Antonio Pennacchi, che mi piace leggere di domenica pomeriggio: una lettura intensa che spalanca lo sguardo sul clima culturale di intense e violente trasformazioni sociali e tecnologiche, negli anni Trenta.

Fra i libri che ho comprato di recente, c’è il catalogo della bella mostra di Durer che ho visto a Bagnacavallo sabato primo febbraio, con lo stesso appartato didascalico dei bei pannelli che erano in mostra. Un paio di settimane prima avevo ricevuto in regalo da Michelangelo il volume dedicato alla Ricostrizione del Teatro Galli di Rimini, con belle immagini dei lavori rilievi grafici delle indagini archeologiche.

Pomeriggio e sera di una domenica di febbraio

Domenica pomeriggio (16.2.20) faceva più freddo dei giorni precedenti ed una foschia persistente ha accompagnato il pomeriggio, diventando nebbia verso sera. Nel “Palazzo” di Pievequinta alle 16 ho ascoltato Mauro Mariani raccontare in una bella conferenza le vicende del vero Palazzo Monsignani, distrutto negli anno Ottanta dell’Ottocento, che si stagliava sulla via cervese come una villa palladiana e che conteneva all’interno opere d’arte notevoli, fra cui l’apparato decorativo della cappella Lombardini, trasferito qui in età napoleonica, poi migrato nei grandi musei del mondo. E’ sorprendente tanto interesse del pubblico per una ricerca storica di qualità in quest’angolo di campagna alle porte di Forlì.

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Di sera al teatro Bonci di Cesena ho poi visto lo spettacolo di logica acrobatica firmato Antonio Rezza dal titolo “7-14-21-28” che mi ha risvegliato dal torpore serale sia la mente che il corpo…

Riunioni associative

Lunedì sera (10.2.20) nella sede della circoscrizione di San Giorgio ho partecipato alla riunione mensile di Terre Centuriate, dove si è discusso della celebrazione del trentennale dell’associazione. Abbiamo finalmente proposto una data per la gita nell’agro decimano, cui verrà affiancata la visita del nuovo museo di Classe. Nel tardo pomeriggio di martedì (11.2.20) presso il circolo “La Scranna” di Forlì ho preso parte all’assemblea di Italia Nostra, durante la quale sono state rinnovate le cariche per il prossimo triennio. A cena nel circolo si è parlato animatamente della nuova gestione dei musei forlivesi, che spinge l’acceleratore sulle mostre e cancella i pochi progetti già attuati per le collezioni permanenti. Anche la sera successiva (mercoledì 12.2.20) sono tornato alla Scranna, questa volta con Giorgia, per ascoltare quello che Paolo Cortesi aveva da raccontare sulla Madonna del Fuoco, in una presentazione organizzata da Donatello (“La Foglia”). Per cena ci siamo diretti nel ristorante asiatico “Giardino Wu”, come facemmo un anno fa, ma stavolta senza più nostalgia della “Vecchia Forlì” .

Con il gruppo archeologico

20200209_121015Su indicazione della soprintendente, ieri pomeriggio (8.2.20) ho fatto un sopralluogo nei pressi del magazzino archeologico di Forlimpopoli, con Silvia Bartoli (direttrice del museo) e con i rappresentanti del gruppo archeologico di Cesena. E’ stata l’occasione per parlare dei destini del patrimonio, non solo archeologico, dei comuni forlivesi e per fissare alcune linee guida da seguire nel prossimo futuro con lo scopo di evitare la dispersione di questo patrimonio.

Scienza e pseudoscienza al Diagonal

Giovedì pomeriggio (6.2.20) a Forlì alle 18 ho ascoltato la presentazione che Marco Ciardi ha dedicato a “scienza e pseudoscienza” nella penombra del Diagonal di Forli. L’evento organizzato dall’Associazione Nuova Civiltà delle Macchine (insieme all’Associazione degli “atei e agnostici”) mi ha fatto reincontrare Ciardi altri vecchi conoscenti, anche se un po’ di fretta. La conferenza interessante aveva il tono informale adeguato al luogo di ritrovo ed al pubblico vario che ha partecipato numeroso.

Durer a Bagnacavallo

20200201_150504Sabato pomeriggio (01.02.2020) con il gruppo di amici solitamente impegnato in itinerari archeologici, ho improvvisato una visita alla mostra dedicata a Durer nel centro delle Cappuccine di Bagnacavallo, poco prima della chiusura definitiva. Pretesto di questa mostra è stato il piccolo  quadro della madonna col bambino, conservato a Bagnacavallo fino al 1966, poi venduto ai Magnani Rocca di Traversetolo, che oggi lo conservano nella raccolta d’arte dell’omonima fondazione.Prima di raggiungere Bagnacavallo abbiamo fatto sosta a Cotignola, nella chiesa di San Francesco, per avere un’idea della temperie rinascimentale di quest’angolo di bassa romagna. La chiesa spogliata dalle opere d’arte e in parte rifatta dopo la guerra è un esempio di architettura quattrocentesca, anche se attardata su modi romanici, e conserva due frammenti pittorici rilevanti, che raffigurano (entrambi) deposizioni dalla croce: un lunetta attribuita ai fratelli Zaganelli ed un affresco staccato di Girolamo Marchesi (detto il Cotignola).A Bagnacavallo entriamo nei locali della mostra verso le 16, dopo aver preso un caffè in un vecchio circolo accanto alla porta cittadina. La sala buia dedicata al piccolo quadro della madonna è presa d’assalto dal pubblico dell’ultim’ora e qualcuno di noi gioca a mettere in dubbio l’autorevolezza dell’attribuzione di Roberto Longhi, sulla quale nessuno ha osato ridire nei cinquant’anni successivi. La mostra è molto bella nelle sale dedicate alle stampe, che evidenziano l’evoluzione dello stile dell’incisore di Norimberga, prima e dopo il viaggio in Italia. Dopo la mostra di palazzo reale a Milano di un paio di anni fa, anche la piccola cittadina di Bagnacavallo ha offerto un’occasione per osservare da vicino e confrontare le tecniche dell’incisione di Durer, che sono soprattutto xilografie e bulini su rame.20200201_163423Prima e dopo la mostra, abbiamo avuto il tempo di vedere anche le altre sale del museo delle Cappuccine: le interessanti raccolte naturalistiche dedicate alla fauna romagnola e la quadreria, che include pale d’altare di Bartolomeo Ramenghi (il Bagnacavallo), Andrea Lilio e Ferraù Fenzoni.

Archivi e memorie di distilleria

Lunedi mattina (27.01.20) ho incontrato A.Lazzari nel suo appartamento di Ravenna per definire i contenuti degli interventi che faremo il prossimo 4 aprile a Forlimpopoli, in occasione del convegno “Cent’anni di trasformazioni industriali in Romagna (1850-1950)”. Lui traccerà un quadro dell’avvio dell’industria saccarifera all’inizio del Novecento, io parlerò dell’alcool carburante prodotto negli anni dell’autarchia. E’ stata l’occasione per recuperare un po’ di informazioni sulla SAPIA e per definire i confini di altre ricerche che potremo pubblicare sull’Industria Saccarifera Italiana.

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Mercoledì pomeriggio (29.01.20) sono tornato per la terza volta nell’archivio storico di Forlimpopoli, per controllare i documenti relativi alle attività produttive del dopoguerra, dove scarseggiano le informazioni sulla distilleria (mentre due settimane fa avevo trovato molte informazioni relative al precedente periodo bellico).

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Nella serata di oggi (31.01.20) ho fotografato le immagini raccolte da Dino Benini, relative all’inaugurazione dell’impianto di distillazione del 1956, e da lui conservate nell’appartamento dove vive con la figlia a Forlimpopoli.

Orte sotterranea

Domenica pomeriggio (26.01.20) di ritorno da Roma io e Giorgia abbiamo incontrato Indiana a Orte, e con lei siamo saliti nel paese abbarbicato sulla rupe tufacea. Dopo una passeggiata a piedi in superficie siamo entrati nei cunicoli sotterranei, guidati da un vivace volontario (Claudio) dell’associazione “Orte Sotterranea” che ha illustrato le vicende dell’approvvigionamento idrico del centro urbano, fra antiche cisterne romane, cantine e altri percorsi labirintici. Dopo un’ora di visita siamo tornati in superficie che era gia’ buio, con una falce di luna sottile all’orizzonte. Siamo rientrati a casa in serata, in auto sulla E45.

A Roma un fine settimana di gennaio

A Roma con Giorgia lo scorso fine settimana, partendo venerdì (24.01.20) a mezzogiorno in auto fino a Orte, poi in treno fino alla stazione di Termini: avevamo prenotato una stanza ben tenuta in via dell’Arco alla Ciambella, fra piazza di Torre Argentina e il Pantheon, in un Hotel tre stelle che porta il nome di una vecchia casa gestita da religiosi (Clarisse al Pantheon). Appena arrivati abbiamo avuto il tempo di incontrare Indiana appena uscita dall’ufficio, per un te dietro i Santi Apostoli (dove troneggia il Clemente XIV di Antonio Canova), mentre in serata ci siamo diretti a cena a Trastevere in una trattoria semplice e saporita (Tavernetta 29), salendo poi a piedi fino a San Pietro in Montorio, prima di ritornare da Ponte Sisto. Sabato mattina siamo tornati nei pressi dei Santi Apostoli per vedere la Galleria Colonna, museo privato aperto come sempre solo di sabato mattina, ma invaso purtroppo da gruppi organizzati, soprattutto francesi.

Ci siamo fermati più di un’ora nelle sale per ammirare i quadri ed i soffitti con le scene della battaglia di Lepanto di Sebastiano Ricci, che fanno di questa galleria il luogo più veneziano che c’è a Roma. Non siamo entrati negli appartamenti privati, né nei giardini, in vendita con la visita guidata a 30 euro, ad opera dell’astuta valorizzazione dell’antica famiglia Colonna. A mezzogiorno siamo andati a fontana di Trevi, nel flusso dei turisti che invade le strade di Roma d’inverno come d’estate. Passando dalle piazze simbolo della politica abbiamo raggiunto il Pantheon, dove l’ingresso era gratuito per tutti. Da lì siamo arrivati a piazza Navona e, passando dalla statua del Pasquino, abbiamo terminato il giro del mattino nella Chiesa Nuova, dove mi sono accorto delle belle pale d’altare di Ferderico Barocci (sotto le volte dipinte da Pietro da Cortona). Dopo un pranzo veloce appollaiati sugli sgabelli di una tavola calda di fronte all’oratorio dei Filippini, siamo rientrati nella camera dell’Hotel, passando dal palazzo della Cancelleria ancora fresco di restauri. Di pomeriggio siamo tornati verso Campo dei Fiori (da via de’ Chiavari ed entrando nella chiesa dei Pellegrini, che ha sull’altare un magnifica trinità di Guido Reni) per vedere la galleria di palazzo Spada, coi dipinti alle pareti disposti come nelle antiche quadrerie, nella quiete serale di un museo statale con pochi visitatori.

Nel cortile ci ha sorpreso la prospettiva illusionistica di Borromini, con un gatto gigante in fondo, apparso all’improvviso, che sembrava un cane, ed è rimasto grande ai nostri occhi anche quando è fuggito via dal corridoio prospettico. Per cenare abbiamo incontrato Tommaso e Carolina (con Paolino), coi quali ci  eravamo dati appuntamento a Piazza Venezia. In auto abbiamo raggiunto una pizzeria dalle parti del Colosseo, dove abbiamo mangiato bene senza fare tardi, parlando animatamente di arte e di documentari, di collezionisti e di industriali dell’alcool. Domenica mattina abbiamo atteso l’orario della messa visitando le gustose sale del Museo Barracco, che ospita un’eccezionale collezione di sculture antiche nelle sale altrettanto gustose della Farnesina ai Baullari, su Corso Vittorio Emanuele.

Poco prima della messa siamo entrati in Sant’Andrea della Valle, con le volte del Domenichino e del Lanfranco finalmente illuminate dalle luci del mattino, che rendevano giustizia alle grandi tele di Mattia Preti e di Carlo Cignani, con le storie di Sant’Andrea (e delle sue reliquie). Dopo la messa ci siamo incamminati verso via dei Fori Imperiali, affollatissima all’ora del pranzo domenicale, fra i lavori incombenti della linea C della Metropolitana, di cui si conosce il tracciato ma non la data della fine dei cantieri. Dal Colosseo abbiamo preso infine la vecchia linea B fino a Tiburtina, dove il treno per Orte partiva alle 14 e 39.

 

 

 

Intorno alla distilleria ORBAT

Oggi (23.01.20) a Forlimpopoli ho incontrato Giorgio Bonoli e Giuseppe Nanni, ex dipendenti della distilleria ORBAT per raccogliere informazioni sulla vita produttiva di questi impianti, dal 1940 al 2000, in vista del convegno del prossimo 4 aprile, dove con la Fondazione Rosetti parleremo delle trasformazioni industriali in Romagna fra Ottocento e Novecento. La storia di una fabbrica è sempre più complessa di quella che si può intravvedere fuori dai cancelli e l’ex ORBAT di Forlimpopoli non fa eccezione…

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